A Samsun, nella città turca dei gatti dove i mici mangiano sulle note di Mozart e Beethoven

I gatti turchi, si sa, sono gatti fortunati. Pochi popoli al mondo rispettano gli animali come quello della Mezzaluna. I cittadini nelle varie località partecipano attivamente alla manutenzione delle strutture di stallo e accoglienza e, anche quando si trovano per strada, è davvero raro vedere mici provati. Al contrario, l’occhio cade sempre su gattoni ben nutriti e che danno una grande confidenza agli sconosciuti, segno di una generale fiducia nei confronti degli umani, proporzionale all’affetto che ricevono.

Il comune di Samsun questa volta ha voluto superare la già ottima fama di cui i turchi godono per quanto riguarda l’amore per gli animali. Il progetto “Kedi Kasabasi”, la città dei gatti, partito nel 2015, è finalmente entrato a pieno regime.

Si tratta di un’area di 20 mila metri quadrati gestita dal comune, dove trovano rifugio centinaia di mici che non hanno la fortuna di avere una famiglia tutta per loro. In realtà, però, a vederli, non verrebbe proprio da dire che se la cavino male. Hanno pappa in abbondanza, numerose casette per stare al calduccio quando fa freddo, alberi su cui arrampicarsi, tanti giochi con i quali passare le giornate e uno spazio molto ampio in cui correre con i loro amici.

L’ingresso è permesso anche agli umani, che qui possono venire a fare giocare o a coccolare i micioni. Possono anche portare della pappa in regalo, a patto che venga prima visionata dai veterinari e dalle persone che lavorano nel parco.

Adesso poi, gatti e umani, potranno anche ascolta dell’ottima musica. In occasione della distribuzione della pappa, che avviene due volte al giorno, nella città dei gatti risuonano le note niente meno che di Wolfgang Amadeus Mozart, soprattutto la ‘Marcia a la Turka’. Oltre al genio di Salisburgo, i mici fanno la pappa a ritmo di Vivaldi e Beethoven.

Nuran Isler, responsabile del progetto presso il Comune, ha spiegato alla stampa locale che ascoltare buona musica predispone positivamente gli animali e che già dopo poche settimane, la Marcia a la Turka era già diventata sinonimo dell’ora della pappa.

Fonte: LaZampa

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