Bambini tutti pazzi per Milo, il gatto nero e diversamente abile

La storia di un animale con un problema motorio e il viaggio dell’autrice nelle scuole: «Identificarsi con chi è debole li rende più aperti e disposti a parlare anche di se stessi»

Milo è un gattino nero, nato per strada in circostanze travagliate. La solitudine lo costringe a crescere in fretta, anche se appare tanto fragile e minuto. E con quel difetto, per di più, di camminare a zig-zag, tutto traballante. Ma lui non si sente diverso dagli altri e, in una notte di temporale, decide di provarci: di darsi lo slancio verso la grande avventura della vita. L’incontro con una ragazza – che forse aspettava proprio lui – gli rivelerà il significato della parola casa.

Con affetto e pazienza, la mamma umana lo sosterrà nei suoi goffi tentativi di imparare a saltare. Intorno a loro, tanti nuovi amici: il gabbiano Virgilio, lo scorpioncino G-Attila, il riccio Giulia, l’astice senza una chela…

Grazie a tutti loro, Milo scoprirà che si può trasformare la fragilità in forza e che non c’è molta differenza tra essere diverso e essere speciale.

«Caro Milo», scrive Eugenio. «Non ti preoccupare se non riesci a saltare. Anch’io non so fare tante cose. Per esempio non so andare sui pattini. Quando il mio babbo mi ha tolto le rotelle dalla bici andavo un po’ storto e cadevo sempre, poi ho imparato. Vedrai: se ci provi tante volte e non ti arrendi, alla fine riuscirai». E Anna: «Mi dispiace se sei triste per quello che ti ha detto il piccione, che porti sfiga perché sei nero. Non è vero, Milo, tu sei speciale: tanti bambini amano i gatti neri, col pelo lucido proprio come il tuo. Sai, anch’io ho una compagna un po’ speciale, e le voglio tanto bene. Non devi sentirti diverso: tutti noi abbiamo qualcosa che non è uguale agli altri, ed è proprio questo il bello».

I bambini si identificano in Milo, un esserino discriminato perché nero e diversamente abile, e per confortarlo si aprono, confessando le proprie paure. E poiché dai temi, dai disegni, emergono a volte situazioni anche complesse, alla scuola Giromini di Marina di Carrara, che parteciperà con Storia di Milo a un concorso nazionale al Teatro del Cerchio di Parma, il libro ha spinto gli insegnanti a creare un momento quotidiano di condivisione in cui i bambini possano parlare di ciò che li spaventa, delle proprie difficoltà e del proprio disagio. Identificarsi in un gatto che non riesce a saltare, in uno scorpione che vorrebbe tanto diventare un animale d’affezione, in un micione guercio che arriva dalla Siria e un altro abbandonato perché nero.

L’articolo completo su: IlCorriere.it

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