I vichinghi donavano dei gattini alle spose come parte essenziale del corredo della nuova casa coniugale

Nel 2016 una ricerca di archeologia biomolecolare di Oxford ha tracciato la storia dei gatti. Esaminando il DNA mitocondriale di alcuni scheletri di gatti di diverse zone ed epoche, è stato scoperto che questi felini, dall’antico Egitto, si sono diffusi un po’ ovunque. I gatti venivano apprezzati fin dall’antichità come cacciatori di topi, e per questo venivano anche caricati sulle navi, soprattutto quelle mercantili. Probabilmente è così che si sono spostati fino in Germania del Nord, dove sono stati trovati resti di un gatto vichingo sepolto tra l’ottavo e l’undicesimo secolo.

In ogni caso i vichinghi tenevano i gatti in grande considerazione. Dei gattini venivano anche regalati alle nuove spose, come parte essenziale del corredo per la nuova casa. Era particolarmente appropriato che le spose ricevessero gatti, dal momento che questi erano associati a Freyja, la dea del’amore.  Secondo la mitologia dei vichinghi, Freyja cavalcava un carro trainato da due gatti.

Freia (in norreno Freyja) è una divinità della mitologia norrena, chiamata anche Gefn, Hǫrn, Mardǫll, Sýr, Valfreyja e Vanadís. Dapprima della stirpe dei Vani, ma dopo la pace che concluse il conflitto fra le due stirpi divine, viene mandata dagli Asi come ostaggio e divenne una di loro.

 

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