Maya, la gattina di una dolcezza infinita.

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Maya, la gattina di una dolcezza infinita.

In una mattina del mese di maggio di un anno fa vidi, per la prima volta, Maya.  Anche se era solo un immagine su un social network, la mia “bimba” entrò nella mia vita sconvolgendo i miei sentimenti e i miei ricordi. Era uguale a Giuditta, la mia gattina che ormai non c’era più.

Le lacrime iniziarono a scorrere copiosamente, incontrollabili. Sentì un tonfo al cuore, una sensazione sorda che accompagna solo certi momenti di profondo dolore, quel dolore che non avrei mai voluto provare ma che purtroppo la vita mi aveva riservato; mi mancò il respiro. L’annuncio citava “urgente adozione del cuore : Maya dopo 15 anni di vita domestica è stata abbandonata”.

Non potevo lasciarla li, non potevo proprio. Andai a trovarla sapendo già che avrei cercato di donarle una nuova vita, una vita di amore e coccole. Il suo sguardo era impaurito, sembrava si stesse chiedendo : “ma cosa mi sta capitando? dove sono? perché mi sta succedendo tutto questo? che cosa ho fatto?” quando la presi in braccio tremava dalla paura, era terrorizzata. Mi fece una tenerezza infinita, il mio cuore batteva all’impazzata. Dopo pochi giorni tornai, questa volta a prenderla per portarla nella sua nuova casa con la sua nuova famiglia.

La piccola Maya era stata lasciata in un trasportino nella sala d’attesa di un veterinario; c’erano anche delle crocchette ed un biglietto di sua presentazione che alla fine citava testualmente ”che dio mi perdoni”. Quando lo lessi capii la sofferenza che quella persona stava provando; era evidente che stava abbandonando (ma al sicuro da un veterinario), suo malgrado, la sua amata gattina. Chissà chi era : magari una persona anziana malata e sola, oppure qualcuno colpito dalla crisi economica e che non poteva più tenerla oppure chissà?

Durante i primi giorni dello stallo, ogni tanto rileggevo quel biglietto e soprattutto quelle parole: “che dio mi perdoni”. Capii che era un urlo di disperazione. Non esitai. Chiamai il veterinario e gli chiesi se potevo affiggere un cartello nella speranza che chi, suo malgrado, l’aveva lasciata potesse leggerlo. La domenica successiva con la piccolina in braccio lo scrissi : “Maya è stata adottata, sta bene ed è molto dolce”. Riportava anche la sua fotografia mentre era sdraiata serena sul mio divano. Il lunedì successivo lo portai dal veterinario e lo lasciai sullo stesso tavolo dove era stata lasciata. Speravo che quella persona sconosciuta passasse di li e lo leggesse e che potesse almeno avere un po’ di sollievo dalla sua sofferenza.

Maya è stata sin da subito molto educata; era evidente che era abituata a vivere in casa. Era stata accudita molto bene. Avevamo riscontrato una malattia dell’epiderma sul collo. Dopo qualche esame si è poi rivelata un cancro in situ curato successivamente e brillantemente grazie all’intervento molto professionale e lungimirante di quella che poi diventò, ovviamente, la nostra veterinaria di estrema fiducia. Dopo l’intervento si riprese gradualmente diventando un’ arzilla signorina quindicenne. La piccolina è stata sin da subito di una dolcezza infinita. Il primo giorno mentre cercavo di farla ambientare a casa nostra la appoggiai delicatamente sul nostro letto. Lei per tutta risposta andò a sdraiarsi e a posare subito la sua testolina sul cuscino di mio marito. Si girò guardandomi con quegli occhioni che imploravano aiuto, quegli stessi occhioni che mi avevano fatta innamorare perdutamente di lei.

E’ sempre stata una chiacchierona. Parla, saluta e risponde; non so esattamente cosa dica ma ci capiamo. Le piace correre, ogni tanto la vediamo che parte da sola e inizia a trottare verso le camere e poi verso l’esterno della casa, poi rientra con lo stesso impeto; sembra che sorrida. Quando gioca con i topolini di stoffa o cammina sul tetto o si sdraia sulla sedia preferita di mio marito vedo la serenità nel suo sguardo e nel suo musetto. La sera quando chiudo gli occhi e la mattina quando li apro lei è sempre li vicino a me. E’ sempre in cerca del mio contatto o del contatto di mio marito. Quando mi sdraio per dormire si appoggia al mio corpo e si allunga nello stesso verso per poter essere più vicina possibile. Mi accarezza il viso e mi chiama toccando la sua testa sul mio corpo per farmi capire che vuole le coccole.

E’ la nostra principessa, mia e di mio marito, e la sorella maggiore di Tom e Jerry, ma loro sono un’altra storia ancora.

RAFFAELLA V.

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