Uscire dal lutto: la trasformazione di sé a partire dalla morte del nostro animale

Questa storia mi è piaciuta così tanto che ho voluto pubblicarla sul nostro sito

Quando muore qualcuno, agli altri spetta di vivere anche per lui
~ Alessandro Baricco ~

Nell’agosto del 2002 iniziai a mettere per iscritto i primi appunti sulle esperienze di accompagnamento empatico alla fine della vita che avevo iniziato a sperimentare nel mio primo ambulatorio triestino. Impiegai tre anni per dare un senso compiuto e scorrevole a quello che poi sarebbe diventato il mio primo libro. Fu in quel periodo che, per la prima volta, iniziai a sentire che la mia vita era permeata da una strana forza quasi del tutto indipendente da me. La scelta di scrivere questo primo libro su un tema così inconsueto, e spesso anche molto complesso, nasceva sicuramente da un profondo disagio interiore, dato che ero io, e solo io, che, nella pratica, ponevo fine alla vita dell’animale.

Tuttavia, questo mio profondo disagio del vivere, originato da una oggettiva e profonda incongruenza presente nella mia professione, avrebbe potuto dare origine, in tutta onestà, a diverse soluzioni.

Avrei potuto scegliere di allontanarmi definitivamente dalla mia professione perché, in fondo non era detto che fosse stato proprio il lavoro adatto a me; così come avevo scelto di non partecipare a concorsi pubblici per un lavoro fisso altrettanto avrei potuto scegliere altre strategie di vita.

Oppure avrei potuto far finta di niente, che: “sì, sono io quello che pone fine alla vita degli animali ma poi, del resto … lo fanno tutti …”. In quella estate del 2002 la mia vita mi chiamò a fare i conti con il mio destino e in maniera del tutto inconsapevole scelsi di affrontare di petto la questione entrando, per quanto mi era concesso a quei tempi, più in profondità possibile nella questione, cercando, in un contesto oggettivamente rigido e strutturato come era la consuetudine di praticare l’eutanasia, di portare nuove forze di cambiamento. Da lì in poi la mia vita cambiò completamente ed iniziai a diventare consapevole che la forza del destino è qualcosa che andava ben oltre la mia volontà.

Così, anno dopo anno imparai a lasciarmi sempre più guidare dall’evoluzione delle cose, sviluppando sempre più la capacità interiore della resilienza, cioè di seguire semplicemente il divenire delle cose. Ecco dunque che in questo ultimo anno, anno e mezzo, si è affacciato prepotentemente nella mia vita un argomento che fino a questo punto avevo messo da parte: il tema del lutto e del cordoglio.

Fisiologicamente il periodo del lutto viene subito dopo l’accompagnamento empatico alla fine della vita e a dire il vero è fortemente influenzato da come sono andate le cose durante questa difficile e intesa esperienza fatta insieme al proprio animale. Tuttavia si può affermare, senza ombra di dubbio, che il periodo del lutto è una fase a sé stante. Un lasso di tempo nel quale ogni persona che ha perso un animale ha diritto di provare qualunque sentimento venga spontaneo. Il lutto è un evento esistenziale inevitabile nella relazione con il proprio animale ed è parte integrante della relazione.

È indubbio che vivere con un animale per un lungo periodo produce nuovi modelli comportamentali e che questi modelli vengono inglobati in ciò che siamo. La modalità di vita con l’animale diventa routine e ci abituiamo a credere che non finirà mai. È solo attraverso un graduale e doloroso processo (che in italiano si definisce: cordoglio) che il modello interno, progressivamente, si modifica per conformarsi alla nuova realtà causata dalla perdita. Spesso si parla di elaborazione del lutto; sicuramente il “labor”, il lavoro da fare, è cercare di dare un senso a quello che è accaduto in modo che tale esperienza possa diventare una parte integrata della nostra mappa mentale ed emozionale. Il lutto evoca, in tutti gli esseri umani, risposte che sono allo stesso tempo emozionali, cognitive e comportamentali.

La destabilizzazione che si crea nel momento in cui l’animale non c’è più necessita di nuove strategie interiori per preservare la propria identità e rendere capace la persona di riorganizzare la propria vita lungo percorsi che essa considera significativi.Affinché l’amore in presenza possa diventare amore in assenza.

Dott. Stefano Cattinelli – Medico veterinario omeopatia

Fonte:  www.stefanocattinelli.it

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